Perché Santi tra le mani

Vi siete mai trovati fra le mani un santino?
Naturalmente non quelli odierni, magari che conservava vs nonna?
Bene voglio farvi riflettere su un punto .
Quel santino è molto più di un "pezzo di carta".
Non rappresenta solo un immagine da coservare .
Immaginate solo per un momento perchè vi ritrovate quel santino, perchè qualcuno lo ha conservato gelosamente !
Perchè magari gli è stato donato da una persona cara, o solo perchè era devoto a quel santo.
*Ma la cosa affascinante è il ritrovare su alcuni di essi scritte in bella o brutta grafia, frasi di preghiera, di augurio, di ricordo o di dedizione o magari solo una firma o una data.
Per lo più a volte sono parole semplici o anche forbite poesie magari in rima . Quindi testimoniano una fede autentica e un epoca che è passata.*(frase del collezionista Mario Tasca)
Per non parlare poi della loro bellezza intrinseca santini fatti a mano, disegnati e colorati da mani leggere e esperte, da artisti per lo più ignoti che hanno creato piccoli capolavori .
In questo mio blog, oltre a presentare la mia collezione che potete visionare nella slide a destra settimanalmente, prenderò in esame un santino o un argomento che mi sta più a cuore cercando di darvi più notizie possibili.
Ovviamente si accettano commenti critiche suggerimenti e approvazioni.
Buona lettura!

FRASI CELEBRI

"Chi è
capace di creare immagini,
come e quando vuole,
non conosce la tristezza
della realtà quotidiana
e può dar libero sfogo
alla magia delle sue allucinazioni"
S.Dalì

Ogni grande opera d'arte ha due facce, una per il proprio tempo e una per il futuro, per l'eternità
Daniel Barenboim

Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano le opere d'arte per guardare la propria anima.
George Bernard Shaw
Vivere nel mondo senza diventare consapevoli del suo significato è come aggirarsi in una grande biblioteca senza toccarne i libri.
[Manly P. Hall]
"Il SAPERE rende LIBERI è l'Ignoranza che rende PRIGIONIERI".
Socrate


PREFAZIONE
LA FILICONIOMANIA DI GIOVANNI BATTISTA BONDESAN

E' l'interesse per la cultura in generale, e la forte passione per un prezioso settore storico ed artistico purtroppo trascurato che a partire dal 2002 ha impegnato con fervore singolare Giovanni Battista in una rigorosa, approfondita e puntuale ricerca.
La quale non si è svolta in un ambito ristretto, ma via via si è estesa ai Santuari, alle Chiese, agli Archivi, alle Biblioteche, ecc. ecc. fino alle persone interessate e sensibili, da quelle colte e titolate alle più semplici, depositarie "spesso" di Immaginette devozionali, conservate gelosamente e ordinate per il gusto di collezionare e per il piacere di conservare il ricordo tramandato.
Si tratta a mio avviso di una "mania" encomiabile, che va molto apprezzata e sostenuta per un duplice motivo.
Il primo consiste nel fatto che Bondesan con le sue originali ricerche, sempre rigorosamente documentate, sta arricchendo con nuovi contributi questo significativo settore dimostrando tra l'altro, come l'arte "dei Pezzettini di Carta" non è "Minore" ma esprime con la più alta dignità l'evoluzione della cultura e l'intreccio tra la componente Cattolica Cristiana e l'influenza di impliciti elementi del Classicismo Greco e del Giudaismo sino a cogliere talvolta sottili implicanze con alcune espressioni della cultura Massonica.
Ritengo che siano soprattutto validi i suoi efficaci interventi chiarificatori sui significati della complessa ricca ed insieme misteriosa simbologia ricorrente.
Il secondo motivo, anche da lodare sta nella opportuna e instancabile divulgazione degli esiti via via acquisiti con le sue faticose ricerche e con studi approfonditi sia attraverso il dialogo con tutti coloro che si interessano di queste problematiche sia in occasione dei convegni che nei chiari e frequenti interventi sul Blog.
In conclusione auguro a Giovanni Battista di raccogliere finalmente tutte le soddisfazioni che merita, in quanto giovane studioso e che possa continuare ad arricchire con il suo esemplare entusiasmo.
Professor Vittoriano Caporale
Ordinario in quiescenza di Storia della Pedagogia Università di Bari e già Docente di Storia delle Tradizioni Popolari Università di Taranto sede distaccata di Bari.

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domenica 15 gennaio 2012

Il Sacro Cuore Pompeo Batoni Santa Margherita Maria Alacoque


“Non c’è nell’arte cristiana, una vera rappresentazione del cuore umano con le sue forme naturali, in modo certo e continuo prima del secolo XIII […] e bisogna arrivare fino alla fine del XIV secolo per trovare un’immagine del Sacro Cuore che valga la pena di citare” scrive il conte Grimouard di Saint-Laurent nella sua opera “Le immagini del sacro Cuore” (Parigi, Ufficio dell’opera del voto nazionale, 1880).
Esistendo degli studi iconografici completi sul soggetto (oltre a quello citato qui sopra ricordiamo il notevole lavoro di Charbonneau-Lassay: Iconografia del Sacro Cuore) noi ci accontenteremo di riportare qui i primi schizzi realizzati durante la vita della santa  Margherita Maria Alacoque.
20 luglio 1685: immagine esposta al Noviziato
la prima immagine rappresenta il Cuore del salvatore davanti alla quale furono resi i primi omaggi collettivi al Sacro Cuore, il 20 luglio 1685, per iniziativa delle Novizie nel giorno dell’onomastico della loro maestra (v. biografia) Si tratta di un piccolo disegno a penna su carta probabilmente tracciato dalla santa stessa con una “matita copiativa”.
Rappresenta appunto l’immagine del Cuore del Salvatore sormontato da una croce, dalla sommità del quale sembrano scaturire delle fiamme: tre chiodi circondano la piaga centrale, che lascia sfuggire gocce di sangue ed acqua; in mezzo alla piaga è scritta la parola “Charitas”.
Una larga corona di spine circonda il Cuore, ed i nomi della Santa Famiglia sono scritti tutt’intorno: in alto a sinistra Gesù, in mezzo Maria, a destra Giuseppe, in basso a sinistra Anna e a destra Gioacchino.
L’originale è attualmente conservato nel convento della visitazione di Torino, a cui il monastero di Paray lo cedette il 2 ottobre 1738. È stata più volte riprodotta ed è oggi una delle più diffuse.
11 gennaio 1686: miniatura inviata dalla Madre Greyfié.
Circa sei mesi dopo l’11 gennaio 1686, la madre Greyfié, superiora della visitazione di Semur, fece pervenire a margherita Maria una riproduzione miniata del quadro del Sacro Cuore venerato nel proprio monastero, (un quadro ad olio dipinto probabilmente da un pittore locale) accompagnata da dodici piccole immagini a penna: “… invio questo biglietto per posta, alla cara madre di Charolles, perché non stiate in pensiero, aspettando che io mi sia un po’ liberata del cumulo di documenti che devo fare per l’inizio dell’anno, dopodiché, mia cara bambina, io vi scriverò in lungo ed in largo, per quanto possa ricordare il tenore delle vostre lettere. Nell’attesa vedrete da quella che ho scritto alla Comunità a Capodanno come abbiamo solennizzato la festa presso l’oratorio dov’è il quadro del Sacro Cuore del Nostro Divino Salvatore, di cui v’invio un disegno in miniatura.
Ho fatto fare una dozzina d’immaginette solo col Cuore divino, la piaga, la croce ed i tre chiodi, circondato dalla corona di spine, per fare un regalino alle nostre care sorelle” lettera dell’11 gennaio 1686 tratto da Vita ed Opere, Parigi, Poussielgue, 1867, vol. I
Margherita Maria le risponderà piena di gioia:
“…quando ho visto la rappresentazione dell’unico oggetto del nostro amore che m’avete inviato, m’è sembrato di cominciare una nuova vita […] non posso dire la consolazione che m’avete dato, tanto inviandomi la rappresentazione di questo amabile Cuore, quanto aiutandoci ad onorarlo con tutta la vostra comunità. Ciò mi procura una gioia mille volte maggiore che se mi donaste il possesso di tutti i tesori della terra” lettera XXXIV alla madre Greyfié, Semur (gennaio 1686) in Vita ed opere, vol. II
Ben presto seguirà una seconda lettera della madre Greyfié, datata 31 gennaio:
“ecco la lettera promessa attraverso il biglietto che vi aveva fatto pervenire la cara madre di Charolles, dove vi avevo rivelato ciò che provo per voi: amicizia, unione e fedeltà, in vista dell’unione dei nostri cuori con quello del nostro adorabile Maestro.
 Ho inviato delle immaginette per le vostre novizie ed ho immaginato che non vi dispiacerebbe averne una tutta per voi, da conservare sul vostro Cuore.
La troverete qui, con l’assicurazione che farò del mio meglio perché da parte mia, come da parte vostra ci sia l’impegno di diffondere la devozione al Cuore sacro del nostro Salvatore, perché si senta amato ed onorato dai nostri amici ed amiche…” lettera del 31 gennaio 1686 alla madre Greyfié, Semur in Vita ed opere, vol. I.
La riproduzione della miniatura inviata dalla Madre Greyfié fu esposta da suor Maria Maddalena des Escures il 21 giugno 1686 su un piccolo altare improvvisato nel coro, invitando le suore a rendere omaggio al Sacro Cuore.
Questa volta tutta la Comunità rispose all’appello e dalla fine di quell’anno l’immagine fu sistemata in una piccola nicchia nella galleria del convento, nella scala che conduce alla torre del Noviziato.
Questo piccolo oratorio sarà in pochi mesi decorato ed abbellito dalle novizie. Purtroppo la miniatura andò perduta durante la Rivoluzione Francese.
Nel settembre del 1686 fu realizzata una nuova immagine, che fu inviata da Margherita Maria alla Madre Soudeilles di Moulins: “Mi fa grande piacere” scriveva
 “o cara Madre, fare una piccola rinuncia a vostro favore, inviandovi, con l’approvazione della nostra onorabilissima Madre, il libro del ritiro del Padre De La Colombière e due immagini del sacro Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo che ci hanno regalato. La più grande è da mettere ai piedi del vostro Crocifisso, la più piccola potrete tenerla su di voi." Lettera n. 47 del 15 settembre 1686.
Solo la più grande delle immagini si è conservata: dipinta sulla velina, forma un tondo di 13 cm di diametro, dai margini ritagliati, al centro del quale si vede il Sacro Cuore circondato da otto piccole fiamme, trafitto da tre chiodi e sormontato da una croce, la piaga del Cuore Divino lascia scappare delle gocce di sangue e d’acqua che formano, a sinistra, una nuvola sanguinante.
 In mezzo alla piaga è scritta la parola “carità” in lettere d’oro.
 Intorno al Cuore una piccola corona a nodi intrecciati, poi una corona di spine.
 L’intreccio delle due corone forma dei cuori. L'originale si trova oggi al monastero di Nevers.
 Per iniziativa di Padre Hamon si è fatta nel 1864 una cromolitografia di dimensioni ridotte, accompagnata dal fac-simile della “piccola consacrazione” a cura dell’editore:
 M. Bouasse-Lebel a Parigi.
Insieme all’immagine consevata a Torino è forse la più conosciuta.
Dal mese di marzo 1686 margherita Maria invita la madre Saumaise, allora superiora del monastero di Dijon
(L’Ancien Couvent des Bernadines convento di suore medioevale situato sulla rue Ste-Anne.
Mentre vi aggirerete per il convento, potrete toccare con mano l’atmosfera storica del posto nel suo chiostro, la sua cappella e gli altri edifici del complesso. Il convento ospita due musei, tra cui vale la pena visitare il Museo delle Arti Sacre.
 La collezione di arte sacra che ospita proviene da chiese regionali di tutta la Borgogna ed è eccezionale)
di riprodurre in gran numero le immagini del Sacro Cuore: … come voi siete stata la prima a cui Egli ha voluto che trasmettessi il suo desiderio ardente d’essere conosciuto, amato e glorificato dalle sue creature… io mi sento spinta a dirvi da parte Sua che desidera che voi facciate una tavola dell’immagine di questo Sacro Cuore affinché tutti quelli che vorranno rendergli omaggio possano averne delle immagini nelle loro case e di piccoline da portare addosso…” lettera XXXVI alla M. Saumaise inviata a Dijon il 2 marzo 1686.
Il lavoro fu affidato senza successo ad un Padre della Compagnia dei Gesuiti, finché finalmente suor Giovanna Maddalena Joly, religiosa del monastero di Dijon, s’incaricò di disegnare il Cuore Divino e mandò il proprio lavoro a Margherita Maria.
“Non posso esprimere il dolce trasporto di gioia causato dalla vostra immagine, che è proprio come la desideravo.
 La consolazione che provo per l’ardore che voi testimoniate per il Sacro Cuore è superiore a qualsiasi espressione.
Continuate così, cara sorella; io spero che regnerà, questo Divino Cuore, malgrado tutte le opposizioni ed io non posso sopportare di tacere!”
lettera LXI a, suor Joly, Dijon 1687.
La suora passa dunque il suo schizzo ad un pittore, che realizza la tavola per inviarla a Paray.
Sono così aggiunti particolari nuovi: una colomba, qualche angelo, e Madre Desbarres invia al monastero di Parigi il disegno originario per farne anche delle stampe: il Cuore è sormontato da una croce, circondato di fiamme e coronato di spine: dalla ferita aperta escono delle gocce di sangue.
 La venerabile Madre Luisa Eugenia de Fontaine s’incarica di farlo stampare. Oggi la tavola originaria è conservata al primo monastero della Visitazione di Parigi.
 Si sa per certo che fu esposta a Paray durante il ritiro di ottobre del 1688, ma la Rivoluzione costrinse le monache a disperdersi, nascondendo tutto, tanto che suor Anna Margherita Fouley la ritroverà da un rigattiere nei primi anni dell’800!
Sempre dalla miniatura realizzata da madre Greyfié l’11 gennaio 1686 si realizza anche un quadro di grandi dimensioni, a cura della madre Saumaise, che fa costruire una cappella apposita nel giardino del monastero e la inaugura il 7 settembre 1688.
 Misura m. 1,58 x 0,84 ed all’immagine tradizionale oltre alla colomba ed agli angeli compare anche Dio Padre col globo nella mano sinistra ed una banderuola in cui si legge: “ecco il Cuore che vi ha tanto amato”
Una copia, presumibilmente più piccola, viene inviata anche a margherita Maria che scrive: “ vi ringrazio, o cara Madre, per l’immagine che avete avuto la bontà d’inviarmi.
 Non posso esprimere il dolce trasporto di gioia che sente il mio cuore alla vista del nostro quadro, che non mi stancherei mai di guardare, tanto lo trovo bello, e vi dono mille e mille benedizioni… lettera LXXXVIII alla madre Saumaise.
Oggi il quadro originale è custodito nella chiesa parrocchiale di Semour-en-Brionnais, 20 Km a sud di Paray, mentre il monastero, spogliato durante la Rivoluzione, deve accontentarsi di una copia.
Un secondo dipinto fu realizzato poco prima della morte della santa, da suor Péronne-Rosalie de Farges e sistemato nel 1688 da Margherita Maria stessa nel piccolo oratorio all’ingresso della torre del Noviziato del convento:
“Vi direi che abbiamo un secondo quadro del Sacro Cuore dove ci sono sul fondo, al posto degli angeli, la Santa Vergine da un lato e San Giuseppe dall’altro e fra i due un’anima supplice. La nostra cara sorella Farges l’ha fatto realizzare proprio come l’avevo desiderato per questa piccola cappella, che è la prima che è stata eretta in onore del Sacro Cuore ed è curata dalla cara sorella des Escures ed è un piccolo gioiello tanto lei la tiene con cura.” Lettera LXXX alla Madre Saumaise di Dijon, aprile 1688.
Si tratta d’una raffinata pittura ad olio di m. 0,40 x 0,30 col Cuore di Gesù in posizione centrale, il Padre Celeste circondato dagli angeli in alto e sulla solita bandierina una didascalia in latino: “questo è il Cuore del mio diletto Figlio, in cui mi sono compiaciuto” mentre dalla bocca della Vergine escono le parole “amatelo ed Egli vi amerà” e da quella di San Giuseppe “Venite, Egli è aperto a tutti”; infine l’anima a mani giunte “Io spero e mi dono a Lui”
Anche questo quadro scomparve misteriosamente durante la Rivoluzione, per essere poi restituito dagli eredi di Madame Moncolon nel 1833. Da allora è gelosamente custodito al suo posto.
C’è poi il più antico quadro di Jean Boucher, realizzato nel 1604 in occasione del
centenario della morte di Santa Giovanna di Valois (1464 – 1505) fondatrice dell’Ordine dell’Annunciazione, che è visibile anche oggi al museo della città: rappresenta la santa in adorazione del Cuore di Gesù, circondato da nuvole ed angeli.
 Con lei adorano anche Maria e Giuseppe, mentre in basso a sinistra si trova il fondatore dell’ordine: padre Gabriele Maria (1463-1532).
Le suore dell’Annunciazione di Boulogne, oggi a Santa Margherita Bay, presso Douvres possiedono un quadro simile, forse più antico, che rappresenta l’illustre fondatore in estasi, mentre celebra la Messa e viene rapito in Cielo sotto lo sguardo perplesso delle suore.
  In alto il Sacro Cuore è adorato anche dalla Santa Jeanne de Valois, la Vergine, santa Caterina e san Lorenzo, san Francesco d’Assisi ed il Padre Giovanni de la Fontaine e per finire quattro personaggi dell’ordine.
 I due quadri s’assomigliano tanto da far pensare che i due pittori fossero in contatto fra loro.
Dunque alla fine del secolo la devozione è ormai affermata in molti monasteri.
Alla morte della Santa i quadri ad olio cominciano a moltiplicarsi: pastelli, veline, disegni a penna circolano instancabilmente da un monastero all’altro e si cominciano ad inviare le stampe alle Missioni.
 A fine secolo la devozione è nota in tutto il paese.
Dal 1685 alla Rivoluzione il Sacro Cuore è rappresentato in questo modo, legato alle persone della Santissima Trinità, secondo un’ottica che sarà riproposta in seguito da Pio XII.
L’idea di rappresentare Gesù a mezzo busto, col cuore in mano o addirittura in piedi sul mondo è datata 1870 e strettamente legata al voto nazionale di costruire la basilica di Montmatre.
In quest’epoca infatti, dopo gli orrori della Rivoluzione Francese, la devozione al Sacro Cuore di Gesù viene proposta come sinonimo di un ritorno ai valori cristiani, che spesso si colorano di valenze politiche conservatrici.
Inutile dire che queste pretese non hanno nessun fondamento dottrinale… anche se forse fan parte d’un disegno più vasto per portare gli ideali cristiani sulla bocca di tutti, anche di coloro che non sanno nulla di religione.
La Sacra Congregazione del Santo Uffizio ancora il 26 agosto 1894 raccomandava questa immagine per la sola devozione privata, proibendone l’esposizione sull’altare e qualsiasi forma pubblica.
 Il culto al Sacro Cuore infatti è proposto soprattutto ai peccatori e rappresenta un valido strumento di salvezza anche per chi non ha i mezzi o la salute di compiere grandi gesti, come hanno insegnato bene la beata Marie Deleuil-Martiny o la famosissima Santa Teresa del Bambin Gesù.
L’intronizzazione del sacro Cuore deve attendere il 1907, la consacrazione delle famiglie addirittura il 1918.

santino  egim serie isonzo

santino EB

Nell'immaginario collettivo l'immagine del sacro cuore è una sola :
 è il quadro più riprodotto, penso anche più della Gioconda, della storia dell’arte. E’ la suggestiva tela ovale, nota come il “Sacro Cuore di Gesù”, conservata nella chiesa del Gesù a Roma,
(La cappella del Sacro Cuore.Eretta sotto la direzione del gesuita aquilano Giuseppe Valeriani, fu originariamente dedicata - da S. Francesco Borgia - a S. Francesco d'Assisi, il che spiega i cinque dipinti ad olio, su tavola e su tela, con gli episodi della vita di Francesco, opera di almeno due pittori, G. Peniz , poco noto artista fiammingo o tedesco e di P. Bril di Anversa (1554-1626), un paessaggista al quale è dovuto l'affresco del soffitto, Tentazione di San Francesco, nel vestibolo che conduce dal transetto alla cappella. Tre altre tavole sono in visione nel piccolo museo accanto alla sacrestia .
 Successivamente, crescendo la diffusione del culto al S. Cuore di Gesù,
si volle convertire la cappella in santuario delle famiglie italiane consacrate al S. Cuore e sull'altare venne innalzato l'attuale dipinto su rame),
dove tra il 1765 e il 1767 ormai all’apice del suo successo;
 Pompeo Batoni(1708-1787), rappresentò Cristo, giovane, bello e con lunghi capelli inanellati sulle spalle secondo, la più tradizionale delle iconografie, mentre con la mano sinistra mostra il proprio cuore irraggiato dalle fiamme che illuminano l’umanità.
 E tutto il mondo è stato davvero percorso, attraverso miliardi di santini, da questa immagine indimenticabile.
 Questa più che un’opera d’arte è diventata una sorta di grande reliquia popolare.  

Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione: Fototeca Nazionale , Batoni Pompeo Girolamo - sec. XVIII - Autoritratto di Girolamo Pompeo Batoni - insieme
Pompeo Girolamo Batoni - Pittore (Lucca, 1708 - Roma, 1787).
A Roma il Batoni si distinse per la grazia, la morbidezza delle forme, la preziosità del disegno e del colore. Il quadro del Sacro Cuore di Gesù è ispirato alle visioni della santa monaca francese Margherita Maria Alocoque.
E' il primo pittore che vi si riferisce nel 1780 circa, su richiesta di una regina del Portogallo e subito ampiamente diffusa: il Cristo sostiene con la sinistra un cuore fiammeggiante, con la destra fa un gesto come invito alla confidenza nella sua misericordia.
Il salvatore ha un Volto bellissimo, giovanile, con lunghi capelli e breve barba.
L'effigie, come questa, veniva esposta all'altare laterale, cappella centrale, della Prepositurale Pievana di Santa Maria Assunta al fine di ricordare la citata pia pratica ed anche durante il dedicato mese di Giugno...
Una devozione, quella del Sacro Cuore di Gesù, che scaturisce dal Vangelo. Devozione lodata dai Padri e dai Dottori della Chiesa e, successivamente, arricchita nei suoi significati più profondi di visioni mistiche di sante come S. Geltrude e S. Margherita Maria Alacoque. Nel secolo XVII Gesù apparve ripetutamente a S. Margherita Maria Alacoque, lamentandosi che gli uomini non si rivolgevano alla Sua infinita misericordia per implorare le grazie necessarie per la vita spirituale.
Pompeo Batoni nasce a Lucca nel 1708 dal celebre orafo Paolino Batoni. Collabora dapprima con il padre e, ancora giovanissimo, diventa famoso nella città per la sua abilità nella decorazione e cesellatura dei metalli preziosi.
Nel 1727 all'età di 19 anni, Pompeo Batoni lascia il laboratorio del padre per andare a studiare pittura a Roma.
Batoni passa il suo tempo studiando le antiche sculture in Vaticano e gli affreschi di Raffaello e Annibale Carracci e disegnando da modelli viventi nelle accademie private degli artisti locali. Diventa subito famoso per la sua abilità nel copiare le sculture classiche. I suoi disegni destano l'interesse di antiquari inglesi e di collezionisti romani, fornendogli sia una fonte di reddito che l'inizio della fama. Nel 1729 sposa Caterina Setti.
Batoni deve la sua prima commissione pubblica ad un temporale nell'aprile del 1732. Cercando rifugio per un improvviso acquazzone, il Conte Forte Gabrielli Valletta di Gubbio si riparò nel porticato del Palazzo dei Conservatori, dove incontrò il giovane intento a disegnare un bassorilievo antico. Ammirato dalla sua abilità e precisione, Gabrielli gli chiese di poter vedere alcuni dei suoi dipinti e rimase così colpito dal talento di Batoni che gli offrì l'incarico per l'altare della cappella della famiglia Gabrielli in San Gregorio al Celio, Vergine con bambino e quattro Santi Camaldolesi.
Seguono ulteriori incarichi, La visione di San Filippo Neri, Il Trionfo di Venezia e Allegoria delle Arti.
La fama di Batoni è fortemente affermata come pittore storico, specialmente fra i nobili mecenati di Lucca, Firenze e Forlì, per i quali produce quadri mitologici e devozionali. La morte della moglie Caterina nel 1742 lascia Batoni con cinque figli da mantenere costringendolo a metter mano a diverse commissioni.
La serie Apostoli e Dio Padre, La morte di Meleagro, Minerva infonde l'anima nell'automa di Prometeo, sono tutti esempi di quel periodo, tuttavia le più importanti commissioni degli anni '40 furono per la Chiesa, come L'estasi di Santa Caterina da Siena di quell'anno, oppure Il Tempo ordina alla Vecchiaia di distruggere la bellezza.L'enorme pala d'altare di Batoni voluta per San Pietro - La caduta di Simon Mago rappresenta l'apice del suo sviluppo come pittore storico. Il dipinto fu esposto in San Pietro nel 1755, ma il progetto di trasformarlo in un mosaico fu abbandonato nel giro di un anno e nel 1757 la tela rifiutata fu trasferita nella sede attuale. E' questo un momento decisivo nella carriera di Batoni. Da quel momento, l'equilibrio che aveva mantenuto fra la pittura religiosa/mitologica e il ritratto si sposta rapidamente a favore di quest'ultimo, grazie anche ai legami da lui creati coi visitatori inglesi e irlandesi in viaggio a Roma.
Nel 1747 Batoni sposa Lucia Fattori dalla quale avrà altri 7 figli. Tre dei suoi figli lo aiutarono nel suo laboratorio.
Dal 1750 al 1770 Batoni produce quasi esclusivamente ritratti, prima per nobili e facoltosi inglesi e irlandesi, e poi con la sua fama di ritrattista ormai consolidata nell' Europa continentale e in Inghilterra, seguono importanti commissioni da nobili e case reali europee, compreso Papa Clemente XIII.
Nel 1776 Batoni dipinge L'apparizione dell'angelo ad Agar per Lord Arundell dopodiché la sua produzione diminuisce.
Pompeo Batoni muore a Roma il 4 febbraio del 1787.

Tutte le magnifiche opere di Batoni le trovate sul sito a lui dedicato dalla citta di Lucca sua città natale www.pompeobatoni.it/




incisione a bulino di Faldóni, Giovanni Antonio. - Pittore e incisore (n. Asolo 1690 circa - m. 1770 circa). Nella maniera di C. Mellan incise da originali altrui ritratti di artisti (S. Ricci, A. M. Zanetti, O. Borgianni, Giovanni da San Giovanni, ecc.). Diede stampe per varie raccolte.



Spero come sempre di avervi dato notizie interessanti.
Vi piacerebbe trasformarvi in Indiana Jones alla ricerca dei 12 santini perduti?

Giovanni Battista Bondesan




Vi ricordo che i post sono frutto di mie conoscenze e ricerche e qualsiasi forma di riproduzione di queste notizie deve essere autorizzata dall'autore che ne ha il copyright ogni violazione sarà perseguibile penalmente.


1 commento:

  1. Grazie!!!!
    Interessantissimo.
    Da tanto volevo sapere di più sulla bella immagine del Sacro Cuore di Gesù che venero fin da bambina.
    Carla

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